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Nutrizionista Cattaneo Eleonora

Morbo di Crohn: alimenti consigliati e da evitare

Morbo di Crohn

Il morbo di Crohnè una patologia cronica dell’apparato digerente che necessita di un monitoraggio costante nel tempo. La peculiarità di questa condizione risiede nel legame strettamente intercorrente tra alimentazione e sintomatologia intestinale. Gli alimenti ingeriti, infatti, sono in grado di influenzare in maniera rilevante il decorso della malattia, aggravandone i sintomi o agevolandone il controllo.

Per questo motivo, la gestione della dieta riveste un ruolo di primaria importanza ai fini terapeutici. Tuttavia, data la natura complessa delle interazioni tra cibo e apparato gastrointestinale infiammato, risulta particolarmente difficoltosa la messa a punto in autonomia di un piano nutrizionale adeguato.

 

Diventa quindi indispensabile avvalersi del supporto e delle competenze di una figura specialistica quale il biologo nutrizionista, in grado di effettuare una valutazione personalizzata dello stato nutrizionale del paziente e di elaborare di conseguenza una dieta mirata alle specifiche esigenze.

 

L’intervento del biologo nutrizionista, infatti, attraverso il monitoraggio periodico e la rimodulazione della dieta in relazione all’evolversi della patologia, permette di ottimizzare l’apporto nutrizionale riducendo al minimo i disagi intestinali, rallentare la progressione della malattia e prevenire l’insorgenza di carenze o complicanze. Rivolgersi quindi ad un esperto del settore risulta fondamentale per gestire il morbo di Crohnnel migliore dei modi.

 

Morbo di Crohnsintomi

Il sintomo più comune è la presenza di muco nelle feci, conseguenza dell’infiammazione cronica che interessa l’intestino. Tuttavia, si tratta di un segno clinico non specifico in quanto può verificarsi in molte altre condizioni patologiche come il colon irritabile, la proctite o la diverticolosi.

 

Uno dei parametri più importanti ai fini diagnostici è il dosaggio dei livelli di calprotectina fecale, protide presente nei granulociti neutrofili che è rilasciato in grande quantità in caso di infiammazione intestinale. I pazienti affetti da morbo di Crohnmostrano generalmente valori di calprotectina notevolmente superiori ai range di riferimento, risultando questo markers un importante supporto per la diagnosi differenziale, il monitoraggio della risposta alla terapia e la valutazione dell’estensione del danno intestinale.

 

Altri sintomi comuni sono diarrea, talvolta associata a sanguinamento intestinale a bassa intensità, mal di pancia e dolori addominali, in genere localizzati nella parte bassa dell’addome e accompagnati talvolta da senso di gonfiore. Possono inoltre manifestarsi perdite di peso anche significative, astenia e stanchezza cronica.

 

Nei casi più gravi si può osservare ostruzione intestinale dovuta alla formazione di stenosi a carico del lume dell’intestino, con conseguente occlusione del transito delle feci. Tale complicanza rende necessaria sovente una visita nutrizionistica Milano volta a valutare la possibile instaurazione di un adeguato supporto nutrizionale.

 

Morbo di Crohn dieta

I sintomi del morbo di Crohn e di conseguenza anche la dieta da seguire, possono variare in relazione alla fase della malattia, acuta o cronica. In fase acuta è necessario porre in atto strategie alimentari volte a ridurre il carico digestivo e infiammatorio a livello intestinale. Una delle principali differenze rispetto alla fase cronica consiste nell’eliminazione della fibra dalla dieta, nota per poter peggiorare i sintomi in questa fase.

 

Risulta inoltre fondamentale fornire nutrimenti semplificati attraverso la nutrizione enterale, ricorrendo a soluzioni prive di grassi e struttura, al fine di massimizzare l’assorbimento dei nutrienti con il minimo sforzo digestivo. Talvolta si rende necessario il supporto parenterale per garantire l’equilibrio idrosalino. Alcuni specialisti arricchiscono le soluzioni enterali con omega-3, glutammina, acido butirrico e prebiotici, al fine di fornire ulteriore sostegno all’intestino e contrastare l’infiammazione.

 

Nella fase cronica del morbo di Chron, la dieta non richiede accorgimenti eccessivamente gravosi. È tuttavia importante selezionare adeguati metodi di cottura in grado di preservare le qualità nutrizionali degli alimenti evitando la formazione di sostanze potenzialmente dannose. Devono essere eliminate la frittura e la griglia a favore di bollitura, cottura a vapore e a bassa temperatura.

 

Possono causare disturbi latte e latticini ricchi di lattosio, sale, spezie, bevande alcoliche e stimolanti. Risulta inoltre indicato privilegiare alimenti con elevati standard di qualità e sicurezza, limitando i funghi e integrando la dieta con molecole dotate di attività prebiotica e antinfiammatoria.

 

In ogni caso si rende necessario rivolgersi a uno studio di consulenza nutrizionistica Milano per la stesura di piani dietetici personalizzati e all’eventuale prescrizione di integratori. L’obiettivo è massimizzare l’apporto nutrizionale gestendo al meglio i sintomi della malattia e prevenendo le crisi acute.

 

Deficit nutrizionali nel Crohn

I deficit nutrizionali riscontrati nei pazienti affetti da morbo di Crohn sono strettamente correlati alla sede e alla gravità dell’infiammazione intestinale. Quando la malattia interessa prevalentemente il tenue, si possono registrare gravi carenze calco-proteiche in seguito a estese resezioni chirurgiche, spingendosi fino alla sindrome dell’intestino corto che richiede frequentemente un supporto nutrizionale mediante nutrizione enterale (NE) o, nei casi più gravi, parenterale totale (TPN). In età pediatrica può determinarsi un deficit di crescita e sviluppo con osteomalacia.

 

Tra i micronutrienti cui i pazienti risultano più esposti figurano la vitamina B12 e l’acido folico, responsabili di anemia macrocitica e neuropatie, la vitamina D con relative ipocalcemia e osteoporosi, nonché il ferro, lo zinco e le proteine, la cui carenza comporta severi effetti clinici.

 

Ulteriori fattori che concorrono al peggioramento del quadro nutrizionale sono rappresentati dall’ipercatabolismo infiammatorio, dall’essudazione delle lesioni intestinali e da una dieta spesso inadeguata per timore dei sintomi. Non è raro infatti che i pazienti scelgano di limitare gruppi alimentari ritenuti nocivi, come glutine, latte e latticini, in assenza di reali evidenze in merito.

 

Nelle forme che colpiscono prevalentemente il colon, si osserva principalmente un ridotto assorbimento idrico ed elettrolitico. Per tale ragione risulta fondamentale un monitoraggio dello stato nutrizionale da parte di un biologo nutrizionista, al fine di prevenire o correggere precocemente i possibili deficit.