Intolleranza al glutine cosa mangiare
Sono tanti i pazienti che presentano la malattia celiaca e che si domandano quali siano gli alimenti da poter assumere nella propria dieta quotidiana. Rispondere in modo corretto a tale quesito riveste grande importanza, in quanto solo attraverso un’alimentazione adeguata è possibile prevenire i disturbi e i disagi conseguenti all’assunzione di glutine.
Pertanto, la scelta migliore è quella di rivolgersi a un esperto del settore come il biologo nutrizionista Milano, figura sanitaria specializzata con comprovata esperienza nella gestione di intolleranze e sensibilità alimentari. Lo stesso sarà in grado non solo di indicare nel dettaglio quali cibi consumare ma anche di fornire piani alimentari personalizzati in base alle caratteristiche del singolo paziente.
Al contrario, improvvisare una dieta in autonomia, basandosi sulle proprie conoscenze, potrebbe risultare inefficace nel gestire i sintomi e potenzialmente dannoso per la salute. È dunque da evitare il fai da te a casaccio, optando piuttosto per un consulto specialistico che, attraverso la definizione di una dieta bilanciata ed equilibrata, assicura il benessere delle persone con intolleranza al glutine.
Intolleranza al glutine sintomi
I sintomi dell’intolleranza al glutine possono variare da persona a persona, manifestandosi in modo diverso. Spesso compaiono dalla metà dell’infanzia in poi e includono dolore e disagio a livello digerente, come gonfiore addominale e alterazioni del transito intestinale quali stitichezza o diarrea, che a volte possono alternarsi simulando una sindrome del colon irritabile.
Uno dei segni clinici più comuni è la costipazione cronica o diarrea talvolta alternati, che possono simulare una sindrome da colon irritabile. Altri sintomi correlati all’intolleranza al glutine includono deficit della crescita nei bambini, anemia non giustificata e non responsiva a supplementi di ferro, nonché senso generale di stanchezza e affaticamento.
In alcuni casi meno frequenti, i sintomi tipici possono essere assenti o marginali, manifestandosi invece attraverso segni riferiti ad altri organi, come la pelle nel caso dell’eruzione cutanea pruriginosa nota come dermatite erpetiforme, rendendo la diagnosi più difficile. Talvolta può verificarsi la situazione opposta, con la presenza di sintomi correlati al glutine ma in assenza dei criteri diagnostici per intolleranza al glutine.
In presenza di sintomi riconducibili a malattia celiaca, è opportuno consultare un medico nutrizionista per una completa visita nutrizionistica Milano finalizzata a valutare la necessità di un adeguato trattamento dietetico privo di glutine al fine di ottenere sollievo dai disturbi e ristabilire il benessere psicofisico.
Cibi da evitare per intolleranza al glutine
I cibi da evitare in caso di intolleranza al glutine sono principalmente i cereali che la contengono. Rientrano in questa categoria il grano, il farro, l’orzo e l’avena, così come il kamut e la semola. Vanno esclusi anche gli alimenti a base di farina di cereali con glutine, come le varie tipologie di pasta, gnocchi di patate e il pane.
Devono essere eliminati inoltre i numerosi derivati del pane, ad eccezione di quelli senza glutine, come merendine, biscotti e cereali per la prima colazione che spesso contengono farine di vario tipo. Il glutine può inoltre essere presente nelle impanature e nei lieviti utilizzati per preparare anche cibi privi di cereali, come carni, pesce e yogurt.
Gli alimenti che è possibile assumere in caso di intolleranza al glutine sono tutti quelli contrassegnati dalla dicitura “senza glutine“. Numerosi prodotti infatti subiscono un trattamento di decontaminazione che li rende adatti al consumo. Nessun problema è legato ai latticini freschi e a lunga conservazione privi di additivi, alla carne, al pesce e ai dolci preparati con farine diverse dai cereali con glutine.
Per identificare con precisione quali siano gli alimenti compatibili con la propria condizione è comunque sempre consigliabile un test intolleranze alimentari Milano e successivi controlli periodici con il nutrizionista, onde evitare l’esclusione alimentare in assenza di una diagnosi certa.
