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Nutrizionista Cattaneo Eleonora

Binge eating: disturbo di alimentazione incontrollata

Binge eating

Negli ultimi anni si sta assistendo a un incremento della letteratura riguardante il disturbo del binge eating, definito anche alimentazione incontrollata.

 

Studi epidemiologici confermano come il binge eating rappresenti oggi una delle principali problematiche alimentari, pur con esordi e manifestazioni cliniche non sempre facilmente inquadrabili. Se da un lato sono ormai consolidati alcuni tratti distintivi di tale disturbo, come la presenza prolungata di abbuffate con sensazione di perdita di controllo, restano da chiarire molteplici questioni legate alla eziologia, alla fattorialità e alle opzioni terapeutiche.

 

Fattori psicologici, genetici e ambientali determinano senza dubbio l’esordio e il mantenersi nel tempo del binge eating in molti pazienti, pur con legami ancora non completamente elucidati.

 

Binge eating cos’è

Il binge eating, noto anche come disturbo da alimentazione incontrollata, è un vero e proprio disturbo del comportamento alimentare. Differisce dalla semplice abbuffata occasionale in quanto si manifesta con una frequenza minima di 1-3 volte a settimana per almeno 3 mesi.

 

Non è da confondere con comportamenti alimentari scorretti tipici dell’obesità, in quanto comporta un evidente sentimento di “discontrollo” nell’assunzione di cibo. Si distingue inoltre dalla bulimia nervosa, che prevede l’attuazione di comportamenti compensatori finalizzati a eliminare il cibo ingerito in eccesso.

 

Il binge eating colpisce potenzialmente chiunque, a prescindere da etnia, sesso, età o peso corporeoNegli Stati Uniti rappresenta il disturbo alimentare più diffuso, mentre in Italia i dati a disposizione sono più limitati. Sebbene colpisca più frequentemente le donne, anche gli uomini ne sono coinvolti in una percentuale stimata attorno al 40%. Negli USA oltre 6 milioni di persone soffrono o hanno sofferto di binge eating, con percentuali del 2% per gli uomini e del 3,5% per le donne.

 

Generalmente esordisce tra la seconda e la terza decade di vita, anche se studi retrospettivi evidenziano come la perdita di controllo sul cibo si manifesti più precocemente, prima dei 20 anni di età, con un conseguente maggior rischio di cronicizzazione del disturbo. Gli uomini tendono a svilupparlo più frequentemente in età adulta. Tra gli adolescenti la prevalenza stimata è dell’1,6%.

 

La prevalenza del binge eating aumenta all’aumentare dell’indice di massa corporea. Studi sulla popolazione generale in Italia riportano una prevalenza compresa tra lo 0,7% e il 4,6%, ma altri lavori condotti negli Stati Uniti evidenziano come essa raggiunga il 30% tra gli obesi in trattamento presso centri specialistici e possa superare il 50% nei pazienti candidati a interventi di chirurgia bariatrica.

 

Il binge eating e la sua gestione richiedono sicuramente una visita nutrizionistica Milano finalizzata a intraprendere un adeguato percorso di modificazione alimentare e gestione del peso.

 

Binge eating disorder: i sintomi

Il soggetto con binge eating disorder è caratterizzato dalla presenza ricorrente di episodi di binge eating. Queste abbuffate si differenziano da normali episodi di alimentazione incontrollata per alcuni tratti distintivi.

 

Innanzitutto, la quantità di cibo ingerita in una singola occasione è nettamente superiore alla norma, soprattutto considerando l’arco temporale ridotto in cui l’abbuffata avviene. Inoltre, il binge eating può verificarsi anche in assenza di fame e risultare molto più veloce del solito, proseguendo fino a provocare un fastidioso senso di sazietà. Spesso l’abbuffata si consuma in totale solitudine a causa dell’imbarazzo che genera nel soggetto.

 

Durante l’episodio, il binge eater sperimenta una vera e propria sensazione di perdita di controllo, ad esempio nell’impossibilità di smettere di mangiare o di gestire cosa e quanto si sta ingerendo. Successivamente, l’emozione prevalente è spesso disgusto per sé stessi o un marcato senso di colpa, accompagnati da sintomi depressivi.

 

Secondo il DSM-V, per diagnosi di binge eating disorder, le abbuffate devono avere una frequenza minima di almeno 1 giorno a settimana per 3 mesi. A differenza della bulimia, non si verificano comportamenti compensatori quali vomito autoindotto o eccessivo esercizio fisico.

 

La gravità del disturbo può essere classificata in base al numero settimanale di episodi. La sua corretta gestione richiede un consulto presso uno Studio di consulenza nutrizionale Milano per l’individuazione del trattamento più idoneo.

 

Disturbo di alimentazione incontrollata: come guarire 

La letteratura riporta pochi dati riguardanti il trattamento del binge eating e l’efficacia delle terapieI risultati indicano come, a breve termine, la frequenza delle abbuffate diminuisca in maniera significativa grazie a:

 

  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT);
  • Terapia interpersonale (IPT) di gruppo;
  • Terapia comportamentale dell’obesità;
  • Auto-aiuto con manuali specifici.

 

Tuttavia, non è garantito che la riduzione degli episodi di binge eating si accompagni a una diminuzione ponderale. Risulta quindi molto importante il supporto di un biologo nutrizionista Milano specializzato nei disturbi alimentari, in grado di intervenire sulla gestione alimentare e ponderale, spesso all’origine del disagio psicologico.

 

L’aiuto di un esperto della nutrizione permette di migliorare lo stato di salute complessivo attraverso un programma alimentare personalizzato e obiettivi realistici per il controllo del peso, fattori determinanti per accrescere la qualità della vita del paziente affetto da disturbo di alimentazione incontrollata. Collaborando con il biologo nutrizionista è possibile affrontare in maniera sinergica gli aspetti psicologici e nutrizionali del disturbo, massimizzando le probabilità di successo del percorso terapeutico intrapreso.

 

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